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Quanto è naturale l'intelligenza artificiale ?

Scritto da Giuseppe Bonaccorso   
Domenica 24 Maggio 2009 09:20
Premessa
Lo scontro dialettico tra “naturale” e “artificiale” deve certamente le sue origini, anche se in modo indiretto, alla distinzione cartesiana tra res cogitans e res extensa: il filosofo francese partiva infatti dal presupposto che esistesse una differenza netta tra chi è in grado di pensare e tutto il resto dell’universo. Un simile approccio al problema porta certamente verso una concenzione dell’attività mentale che è del tutto svincolata dai limiti della materia inerte: l’uomo, pur essendo fatto di atomi esattamente come una roccia, è “costretto” a possedere una sorta di vis viva che trasmuta la sua natura oggettivamente materiale in una omologa definibile solo in termini metafisici. Tutto ciò ha portato negli ultimi vent’anni ad un acceso dibattito tra coloro che sono del parere che è ontologicamente necessaria una distinzione tra mente e cervello e chi, come me, sostiene che ciò che noi ci ostiniamo a chiamare mente non è altro che il risultato dell’attività, reale e fisicamente analizzabile, del sistema nervoso centrale. Grazie alle moderne tecniche di brain imaging come la PET o la risonanza magnetica funzionale è stato possibile provare sperimentalmente che determinate aree del cervello si attivano solo quando il soggetto in esame è sottoposto a particolari test; ad esempio, se si chiede di eseguire un calcolo numerico non troppo banale si evidenzia una spiccata attività bioelettrica nell’emisfero sinistro del cervello, mentre se la prova comporta la lettura mentale di un testo si vede come l’area di Wernicke, responsabile della decodificazione semantica, entri in azione, permettendo all’individuo di comprendere ciò che sta leggendo. Naturalmente è assurdo pensare che si possa effettuare una localizzazione esatta di ogni funzione cerebrale poichè, come avremo modo di vedere, la struttura stessa del cervello è tale da consentire una fusione di flussi informativi provenienti da sorgenti diverse. E’ proprio grazie a tale peculiarità che noi, ogni giorno, possiamo affrontare attività che scomposte in sotto-problemi risulterebbero proibitive anche per il più potente supercomputer. Come fa notare Alberto Oliverio, nel problema della lettura è necessario essere capaci di decodificare circa 40 caratteri al secondo senza alcun tipo di vincolo sulle forme e sulle caratteristiche degli
Ultimo aggiornamento Domenica 24 Maggio 2009 15:39
 
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Io e Caterina: un flashback post-moderno

Scritto da Giuseppe Bonaccorso   
Sabato 23 Maggio 2009 21:11
Io e caterinaNegli anni ’80 Alberto Sordi portava sullo schermo il film “Io e Caterina”, un omaggio a quella che potremmo definire una sinergia perfetta tra esistenzialismo e fantascienza: in esso, infatti, il protagonista, insoddisfatto della relazione con la moglie, decide di acquistare un avveniristico robot dalle fattezze femminili, il cui ruolo, stando alle rigorose regole imposte dai progettisti, sarebbe dovuto essere solo quello di cameriera tuttofare instancabile e perfetta. L’ironia della sorte vuole che Enrico, interpretato da Sordi, instauri lentamente un’empatica “complicità” con Caterina, la quale, a sua volta, da freddo concentrato di transistor diventa lentamente sempre più capace di ricambiare
Ultimo aggiornamento Domenica 24 Maggio 2009 09:24